Santa Pudenziana Country church

Santo Iolo: “Passeggiata di Pasqua”

E un brindisi da Santo Iolo Nella campagna intorno alla nostra Cantina, proprio dietro l’angolo direi, come buttata là con nonchalance tra case coloniche e campi coltivati, c’è un gioiello architettonico assoluto, una piccola chiesa di campagna che i testi definiscono preromanica. È stata costruita alla fine del primo Millennio, verrebbe più da dire tirata su con quello che capita: pietre e tufi del territorio, mattoni e coppi rustici, ma anche capitelli e fregi lasciati dai Romani di Ocriculum, l’antica città portuale sul Tevere. Si riconoscono anche frammenti di mosaico. Soffermatevi sulle proporzioni tra il corpo centrale, il portico e
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Vite Maritata

Santo Iolo: “La Vite Maritata”

Alla riscoperta dei vecchi sistemi d’impianto della vite Vogliamo innanzitutto ringraziare Alessandra Buffetti, della cantina Santoiolo, per averci suggerito l’argomento di questo articolo. Il titolo suonerà forse un pò bizzarro: “La vite maritata”. Cos’è? Da dove viene il nome? Tornando indietro nel tempo, ai tempi degli etruschi, troviamo le prime tracce di questi sistemi d’impianto della vite che in pratica consiste nell’usare degli alberi come sostegno su cui si lascia crescere intorno la vite che si avvinghia al fusto. Le viti, se non vengono potate, si comportano come le liane: continuerebbero ad arrampicarsi sull’albero, avvolgendo I suoi rami all’infinito… Un vero
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Santo Iolo: “Nei dintorni della cantina, le nature morte di Patricia”

Un’amica e una grande fan dei vini di Santo Iolo… Nei dintorni della Cantina, nel centro storico di Otricoli, in una casa fascinosa ritagliata nello spessore delle mura medievali della città, vive una soave signora americana. Patricia Glee Smith, per noi Pat, di professione pittrice, una carriera costruita a suon di mostre in Europa e Stati Uniti, di anni di illustrazioni per The New Yorker e ultimamente anche di pittura digitale. Quando era una studentessa di belle arti all’Università dell’Illinois, i professori criticavano il suo stile che non si inseriva in nessuna avanguardia, in un momento storico in cui pittura
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Santo Iolo: “L’acqua di San Giovanni”

Per una volta parliamo di acqua, invece che di vino. Siamo quasi al solstizio d’estate, data magica nell’universo, in cui il sole sembra fermarsi (sol stitium = il sole si ferma), infatti per alcuni giorni sorge e tramonta sempre nello stesso punto. Notte magica per eccellenza è quella tra il 23 e il 24 giugno, la notte di San Giovanni. Durante questa notte, secondo innumerevoli credenze della tradizione popolare, sincretismo tra riti pagani, cristiani e celtici, si compiono riti propiziatori legati alla luce, al fuoco, e all’acqua. In particolare, la tradizione cristiana, ha legato questa festa alla figura di San
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Santo Iolo: “Anno Domini 168”

“Mi chiamo Caius Julius Popilius, e un giorno del mese di maggio, partito da Roma e viaggiando lungo la via Flaminia, mi sono fermato nella bella Ocriculum, sulle sponde del Tevere. Entrato nella porta della città, sono giunto ad un imponente Anfiteatro, dove alcuni gladiatori si allenavano tra urla indescrivibili. Sono entrato poi nelle Terme di Julius Julianus, dal meraviglioso pavimento in mosaico, quindi, affamato, mi sono fermato nella taverna Tiber, lungo il fiume Tevere. Ho gustato formaggio fresco dei pastori, vino rosso dolce e potente e focaccia con l’olio della vicina Sabina, che qui giunge abbondante per essere imbarcato
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